"Amare l'Inter vuol dire conoscerne ogni particolare, saperne apprezzare le sfumature, perlustrare questo lungo bellissimo mistero" (Giacinto Facchetti)

Extra blog - LA NECESSITA’ DI CONFERMARE ROBERTO MANCINI (di Pierluigi Avanzi, articolo pubblicato il 15/08/2016 sul sito www.unaquestionedicentimetri.it)

Uno dei due tormentoni della rovente estate interista, quello relativo alla guida tecnica 2016/’17, si è dunque risolto con l’arrivo dell’olandese Frank de Boer in luogo di Roberto Mancini. Si è risolto però nella maniera meno di buonsenso possibile, perché un ribaltone in panchina a due settimane dall’inizio del campionato rischia seriamente di risultare un “bagno di sangue” compromettente l’intera stagione prevista in partenza il prossimo 21 agosto. Pur riconoscendo al mister di Jesi alcuni errori commessi durante la scorsa annata (principalmente il non aver mai dato continuità a un preciso modulo di gioco e ad un determinato undici titolare, fattori che hanno impedito di garantire certezze ed equilibrio a una squadra quasi completamente rinnovata rispetto al torneo precedente), soprattutto in questa particolare fase di transizione societaria era giusto quanto doveroso ripartire da un allenatore-manager come Mancio, se necessario rinnovandogli anche subito il contratto in scadenza fra dieci mesi. Senza quindi dover attendere quell’imprescindibile piazzamento almeno al terzo posto che sino allo squassante quanto tardivo avvicendamento fra coach di pochi giorni fa, riuscendo a trattenere Mauro Icardi (il secondo dei due tormentoni estivi nerazzurri di cui sopra) e gli altri calciatori di maggior importanza presenti in rosa (Handanovic, Miranda, Brozovic, Kondogbia e Perisic), considerati pure i preziosi acquisti di Candreva e Banega pareva sicuramente alla portata del club meneghino. Essenziale era ripartire da Mancini, dunque. Per non dover sconvolgere e ributtare a mare per l’ennesima volta un piano già in essere e regalare così inutili vantaggi alle rivali, diverse delle quali, al contrario della Beneamata, ad oggi certamente indebolite rispetto al giugno scorso. Per non privarsi di un ambizioso, scafato ed autorevole mister da tredici trofei sinora collezionati in carriera – sette dei quali conquistati in nerazzurro, tanto da divenire il trainer più vincente della saga del Biscione assieme al leggendario argentino Helenio Herrera – ottenuti fra Italia, Inghilterra e Turchia. Per non doversi gettare nottetempo su una soluzione come De Boer che comunque appare provvisoria (se è vero, come da un po’ si vocifera, che per la stagione 2017/’18 si punterà energicamente su un allenatore fra i migliori in circolazione come Diego Simeone) e che, per esperienza nel particolare mondo del calcio italiano e conoscenza della tatticamente impervia Serie A, non pare essere assolutamente un’alternativa valida a Mancio. Per, soprattutto, poter avere a capo del progetto tecnico una carismatica ed accreditata figura che, in virtù delle acclarate competenze maturate in quasi trent’anni di football nostrano ai massimi livelli spesi fra rettangolo verde e panchina, potesse per certi versi pure sostituirsi all’“uomo forte” pericolosamente assente nel vuoto di potere dirigenziale creatosi all’Inter negli ultimi mesi, dove ancora non si capisce chi veramente prenda le decisioni fra il colosso cinese Suning Holdings Group (da giugno proprietario del 68,55% del club), l’indonesiano presidente senza portafoglio Erick Thohir (ad oggi detentore del 31,05% di quote della società di Corso Vittorio Emanuele, ma in procinto di uscire completamente di scena nei prossimi mesi) e il potente e chiacchierato agente di origini iraniane Kia Joorabchian (consulente di mercato molto influente di Suning). Tre parti in causa, a conti fatti, tutte incautamente a digiuno nel Belpaese delle specificità richieste: a livello linguistico, a livello culturale e, fondamentalmente, a livello calcistico. Ora quindi indispensabile, una volta liquidato Thohir – l’unico presidente nerazzurro del dopoguerra a non aver contribuito a mettere in bacheca alcun titolo – e il “suo” amministratore delegato Michael Bolingbroke, che la nuova proprietà cinese provveda a inserire nei quadri un abile uomo di riferimento con ampia esperienza di calcio italiano, figura che possa rappresentare in tutto e per tutto i vertici del Biscione (un Pierpaolo Marino, per fare un esempio di un simile profilo dirigenziale tuttora disponibile) e in parallelo affiancare quotidianamente il vicepresidente Javier Zanetti e l’ottimo direttore sportivo Piero Ausilio nelle vicende di campo. Un triumvirato di persone credibili, in gamba e capaci di navigare in un tempestoso mare come il pallone nostrano, in grado di spalleggiare adeguatamente FdB e che delineerebbe senz’altro una buona base per tentare l’obbligatoria scalata alla remunerativa e prestigiosa vetrina della Champions League, sulla sponda mai retrocessa del Naviglio ormai mancante dal lontano marzo 2012. Anno, per la cronaca, in cui Mancini condusse il Manchester City a trionfare in campionato dopo quarantaquattro interminabili stagioni di astinenza per il club inglese, così come fece nel 2006, 2007 e 2008 con un’Inter che, per svariate ragioni non tutte riconducibili a colpe proprie, era a digiuno di scudetti dal 1989. Più che di un grande allenatore, in questo momento la compagine di capitan Icardi avrebbe bisogno di un allenatore da grande. E il tecnico di Jesi indubbiamente lo è. I tifosi della Beneamata, disorientati da un cambio di mister tanto discutibile quanto fuori tempo massimo, si augurano possano presto dimostrare di esserlo anche De Boer e i giocatori a sua disposizione, diversi dei quali ad oggi molto più bravi e rapidi nelle richieste economiche che non sul manto erboso.