"Amare l'Inter vuol dire conoscerne ogni particolare, saperne apprezzare le sfumature, perlustrare questo lungo bellissimo mistero" (Giacinto Facchetti)

Extra blog - IL 2016 DELL’INTER, UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE (di Pierluigi Avanzi, articolo pubblicato il 30/12/2016 sul sito www.unaquestionedicentimetri.it)

Il 2016 che sta andando a chiudersi, per l’Inter è stato un anno vissuto intensamente. E, purtroppo, anche pericolosamente. Iniziato consolidandosi al vertice della Serie A grazie alla vittoria ad Empoli per 1-0 e terminato, per merito del netto 3-0 inflitto alla Lazio a San Siro lo scorso 21 dicembre, con tre successi consecutivi in campionato che hanno ridato ossigeno, speranze e dignità alla classifica nerazzurra. Nel mezzo però, oltre a due diversi proprietari (entrambi asiatici) del pacchetto societario di maggioranza, un numero notevole di risultati negativi e ben quattro allenatori succedutisi in panchina. Un tormento cominciato con l’avventata quanto discutibile chiusura del rapporto con Roberto Mancini, uno dei mister nostrani più vincenti degli ultimi dieci anni, avvenuta appena una decina di giorni prima della partenza del torneo 2016/’17: una scelta – pure, ma non solo, nella tempistica – completamente sbagliata e resa ancor più sanguinosa dal fatto di aver sostituito il navigato tecnico di Jesi con un trainer olandese a completo digiuno sia di calcio che di linguaggio italiano. Frank de Boer è probabilmente buon allenatore, ma il contesto interista dello scorso agosto (club nel bel mezzo di una rivoluzione societaria che ancora oggi non pare essersi completata definitivamente, meno di due settimane all’inizio della stagione, non padronanza della lingua di Dante da parte del nuovo coach e anche sua non conoscenza specifica dell’organico a disposizione e delle avversarie) sarebbe francamente stato proibitivo, e quindi letale, per qualsiasi straniero alla prima esperienza su una panchina di Serie A. Più che a De Boer, dunque, le colpe maggiori per un’annata già compromessa al via sono indubbiamente da addebitarsi a chi tra i vertici, denotando così una scarsissima conoscenza delle dinamiche del mondo del pallone, in quel momento ha provveduto a tale sciagurata scelta. Errore poi parzialmente ridotto, pur se forse fuori tempo massimo per raggiungere l’obiettivo terzo posto, dall’ottimo direttore sportivo Piero Ausilio (l’unico attuale dirigente del Biscione, assieme al vicepresidente Javier Zanetti, che abbia una certa competenza calcistica) con l’assunzione a metà novembre di Stefano Pioli dopo l’obbligato quanto brevissimo interregno del tecnico della Primavera Stefano Vecchi: decisamente uno dei migliori profili italiani, fra quelli disponibili e disposti a venire a Milano adesso, per cercare di andar a sistemare una situazione divenuta parecchio angusta e complicata. Il professionale e preparato mister parmense, se proprio vogliam credere che la separazione da un importante e necessario trainer come Mancini fosse diventata irrinunciabile soltanto ad estate inoltrata, per tentare di evitare una stagione “ad handicap” l’Inter lo avrebbe dunque dovuto scegliere già ad agosto: tecnico tatticamente pronto e profondo conoscitore della per molti aspetti impervia massima serie nostrana (avendola praticata, per diversi anni, sia da giocatore che da allenatore), oltre che persona seria e concreta negli atteggiamenti, visceralmente coinvolta nel progetto e, cosa che non guasta di cui spesso nel post-Moratti si è sentita la mancanza, con nelle vene il sangue nerazzurro ereditato dal padre. Pioli – quattro vittorie ed un pareggio nelle prime sei gare sinora disputate in campionato alla guida di Icardi e compagni, quasi tutte giocate con quel 4231 che è il modulo maggiormente confacente all’odierna rosa – pare quindi l’uomo giusto con cui lasciarsi alle spalle il turbolento 2016 e provare a puntare a un 2017, considerando il già buon organico a disposizione, che regali orgoglio all’appassionato e sempre presente popolo della Beneamata. E che regali, in particolare, un anno di stabilità (tecnica e societaria) e non vissuto pericolosamente.