"Amare l'Inter vuol dire conoscerne ogni particolare, saperne apprezzare le sfumature, perlustrare questo lungo bellissimo mistero" (Giacinto Facchetti)

venerdì 16 febbraio 2007

GIUSEPPE MEAZZA, IL FUNAMBOLO DEGLI ANNI TRENTA

Il recente passaggio di Ronaldo al Milan ha portato molti ad avventare comparazioni tra un altro campione interista che passò in rossonero e l’ingrato brasiliano: il raffronto squisitamente tecnico potrebbe probabilmente starci, ciò che invece non è nemmeno lontanamente equiparabile - oltre all’umanità dei due, s’intende - sono le circostanze che li hanno condotti da una sponda all’altra del Naviglio.
Il sopracitato termine di paragone è Giuseppe Meazza, estroso atleta con virtù calcistiche soprannaturali e debolezze da uomo comune. Centravanti dalla innata classe cristallina, geniale e funambolico, designato emblema di un’epoca - quella in mezzo ai due conflitti mondiali - che a quel tempo guardava a lui come a l’italiano simbolo: gran giocatore, aspetto piacente, orfano di guerra, legatissimo alla madre (cui telefonava regolarmente prima d’ogni partita, nonostante allora non fosse esattamente semplice telefonare), adorato e popolare.
“Pepin”, come veniva chiamato nella sua Milano dove nacque il 23 agosto 1910, fin dall’esordio impressionò tutti: aveva appena diciassette anni quando, con una doppietta, aiutò l’Inter a battere 6-1 la Dominante Genova e ne aveva soltanto diciannove quando invece debuttò in Nazionale contro la Svizzera, superata 4-2 grazie ad un paio di propri gol. Era il preludio di un’abbagliante carriera che lo avrebbe visto prim’attore assoluto di quasi quattro lustri di calcio, trascorsi per larga parte con indosso i colori nerazzurri: con la compagine meneghina disputò 408 gare e segnò ben 287 reti, conquistò due scudetti ed una coppa Italia, fu tre volte capocannoniere in campionato ma anche protagonista di un addio denso di mistero ed amarezza.
Il “Balilla”, infatti, sul finire degli anni Trenta fu vittima di un presunto problema circolatorio, detto “caviglia fredda”, che la medicina sportiva di quel periodo non era in grado di risolvere: l’allora Ambrosiana-Inter (ribattezzata in tal maniera per volere del regime fascista) decise a malincuore di privarsi del celebre attaccante e quest’ultimo passò ai rivali cittadini del Milan. Un cambio di maglia che il pubblico della Beneamata considerò un profondo tradimento perpetrato da colui che avevano osannato per tredici stagioni, ma che Meazza stesso spiegò diversi anni appresso con codeste parole: "Non lo ritengo un tradimento: in quei momenti, che erano momenti molto brutti, m'ero appena sposato e l'idea di abbandonare Milano non mi sembrava affatto opportuna". Parole proferite con sentimento, supportate dal fatto che “Pepin” rimase comunque socio del club nerazzurro anche dopo averlo abbandonato e nel 1946/’47 vi ritornò, prima di divenirne pure allenatore, per concludere il percorso agonistico nel ruolo di centrocampista.
Al termine della biennale esperienza rossonera, l’imbrillantinato fuoriclasse giocò inoltre un torneo a testa per Juventus e Atalanta: ultimi lampi che avviarono al termine il cammino di uno dei più forti calciatori italici di sempre.
Colui al quale, un anno dopo la scomparsa avvenutane nel 1979, è stato meritatamente intitolato lo stadio di San Siro fu però anche un atleta che scrisse pagine memorabili nella storia della Nazionale: attraverso doti come tocco eccelso con ambo i piedi, ubriacante dribbling, notevole scatto ed imperioso colpo di testa (malgrado un’altezza di soli 169 cm) guidò la selezione italiana di Vittorio Pozzo a conquistare il Mondiale 1934 e 1938. Due prestigiosissimi titoli da sommarsi alle 33 reti che il “Balilla” realizzò in 53 apparizioni con gli Azzurri: dati da indiscutibile stella.
Una stella che, a volte, veniva offuscata da preoccupanti pause a causa dei suoi due più grandi vizi, le donne e la passione per il gioco: manchevolezze decisamente plausibili per uno che aveva iniziato a tirar calci per le vie del modesto quartiere natio di Porta Vittoria e si ritrovava, giovanissimo, protagonista tra le fila di una delle più importanti e facoltose squadre nostrane. L’asso dagli oltre 350 gol in carriera, però, sapeva sempre come uscirne: utilizzando colpi sbalorditivi, oltre che tra le pagine di cronaca rosa, pure sul rettangolo verde.

(Articolo pubblicato il 16/02/2007 sulla rivista settimanale Sportfoglio)


Giuseppe Meazza
Nato a Milano il 23/08/1910
Attaccante
All’Inter dal 1927 al 1940 (più, nelle vesti di allenatore-giocatore, durante la stagione 1946/’47)
Totale presenze-gol: 408-287
Vittorie: 2 scudetti (1929/’30, 1937/’38), 1 coppa Italia (1938/’39)